Aldo Neri (seguito2)

Neri, Pittore ( e Mago)

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Questo manoscritto che conservava insieme ai pochi lavori Africani che era riuscito a portare in Italia, si può dire che sia la prima recensione dei suoi lavori.

E’ stata scritta da un suo compagno di prigionia, Mimì Rapisardi un ingegnere siciliano vicino di baracca, nel 1942, e inizia così:

Malgrado la disavventura occorsagli, di trascorrere qualche anno di prigionia, il pittore Neri deve riconoscere quale atto particolarmente benevolo degli dei l’averlo fatto nascere nel secolo XX° : ché s’egli fosse nato, invece, nella pregiudiziosa età medioevale, non vi può essere dubbio sulla sorte che gli avrebbe procurata la dimestichezza che gli è propria con mostri, maghi,  streghe, maschere, fantasmi e altre simili diavolerie.

Anziché chiudere i suoi giorni, come noi gli auguriamo, nell’unanime riconoscimento delle sue indubbie doti di artista e nella serena contemplazione, oltre che della trascorsa attività, anche delle tre o quattro generazioni che da lui muoveranno; in quel tempo, meno illuminato del nostro, per certo, egli avrebbe conclusa la sua vita, in assai più giovane età, sul vertice di una fiammeggiante catasta di legna.

Poi continua parlando di questi Acquerelli del campo di prigionia di La Faruk.

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Quando, a Londiani (Kenia), ancor freschi reduci dal luogo raffigurato, vedemmo per la prima volta quegli acquerelli di Neri che avevano per soggetto “La Faruk” fummo piuttosto stupiti che entusiasti.

Ad un primo esame essi ci apparvero troppo scarsamente aderenti a ciò che noi e tanti altri camerati intendevano per La Faruk.

Dov’era la desolata valle che ci aveva ospitati, autentico luogo di dolore e di disperazione?

Solo la conoscenza di Neri e della sua restante opera ci indicò il punto di vista dell’autore e solo allora capimmo che difficilmente egli avrebbe potuto – data la sua natura – interessarsi allo stato d’animo degli uomini che a La Faruk si dibattevano. Quel che lo aveva prevalentemente colpito era l’insieme (diremo obiettivo), era il sole, era la luce che a La Faruk dominava, assorbiva e calcinava ogni colore e la realtà stessa, dilagando per ogni dove e (dentro la luce) l’aspetto di “sarabanda” di allegra danza spettrale dell’insieme.

Il manoscritto prosegue poi per altre 10 pagine, parlando pure dei disegni sacri descritti in precedenza.

Il manoscritto lo avevo fotocopiato ma dico la verità non lo avevo letto tutto, leggendo quest’ultimo pezzo mi domando quanto fossero stati terribili i primi anni di prigionia, infatti Neri non me ne aveva mai parlato, preferiva parlare degli ultimi anni a Eldoret, forse li era andata leggermente meglio. 

Sono appunto anni difficili ma lui lavora sodo e visto che agli Inglesi l’acquerello è particolarmente gradito fanno a gara per accaparrarseli.

La guerra in Europa sta per finire e nel 1947 arriva l’agognata liberta.

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. dindi
    Giu 11, 2012 @ 08:04:33

    che vita interessante. Difficile, ma alla fine riscattata da un po’ di serenità…

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