Aldo Neri (seguito)

Capitolo 2  (la guerra e la prigionia-1935/1946) 

Ha poco tempo di stare tranquillo, le mire espansionistiche dell’Italia fascista in Africa richiedono forze fresche, viene chiamato alle armi e mandato ad Addis Abeba (Etiopia), reparto Autocentro.

Siamo nel bel mezzo della guerra di Etiopia e il suo compito è scorazzare con la moto tra i vari reparti portando dispacci e ordini.

Le strade laggiù non esistevano ed era dura percorrere quei sentieri sconnessi e polverosi sempre col pericolo che qualche abissino lo prendesse come bersaglio con un fucile e pallottole che noi Italiani avevamo venduto qualche anno prima all’Etiopia.

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 Un  episodio  particolare è quando un bel giorno invece viene preso di mira da un aereo, uno Spitfire ultimo gioiello dell’aviazione Inglese, quattro mitragliatrici sotto le ali,  una potenza di fuoco eccezionale, lui è allo scoperto le possibilità di scampo non sono molte, ha il tempo di raccomandarsi alla Madonna di Montenero, un santuario caro ai Livornesi che lui conosce benissimo anche perché la famiglia ha una casa nelle vicinanze del santuario. La moto impatta in una buca e lui viene catapultato nel fosso a lato del sentiero, contemporaneamente sente sibilare una raffica di pallottole, erano tutte per lui se  stava ancora in sella alla sua moto, invece ne esce con qualche ammaccatura ma vivo e vegeto.

L’Italia dopo aver conquistato l’Etiopia e la Somalia e proclamato nel 1936 la nascita del nuovo Impero, perde colpi e ben sappiamo come sono finite le cose.

Nel 1941, viene fatto prigioniero con altre migliaia di soldati Italiani dagli Inglesi, cominciano così i suoi anni da prigioniero dapprima in Somalia a La Faruk e più tardi a Eldoret nei pressi di Nairobi in Kenia.

Non amo riportare recensioni dei vari critici, anche perché sappiamo che normalmente questi “signori”  scrivono a pagamento e con paroloni a volte indecifrabili, ma qui voglio mettere un pezzetto tratto da uno scritto di un suo amico medico e appassionato d’arte per il libro “Disegni come Preghiere” stampato nel 1986/87 con 16 disegni di arte sacra fatti nel periodo di prigionia.

…. Questi elaborati infatti hanno una loro storia, che per molti versi è storia di drammatica povertà, se non addirittura tragica; povertà che fu solo indigenza fisica, la quale non toccò il morale dell’artista, anzi lo esaltò in maniera sublime. Questi disegni nacquero durante la prigionia di Neri nel Kenia; prigionia durata parecchi anni e che fu “esaltata” dalla intima luce dell’Arte e della Fede. Egli come tanti altri poeti, pittori, scultori, non si avvilì in quelle ore accidiose e “mortali” per gli spiriti inetti; bensì perseverò nella quotidiana esercitazione del suo nobile mestiere e “produsse”, con i mezzi che trovò, disegni, quadri, appunti, scenografie per il teatro di Nairobi, quando, scoperto il suo talento dagli Inglesi – suoi carcerieri – venne da essi chiamato a quella specifica collaborazione. ….

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Sono tutti a china o a matita, la china viene usata sia con la penna o diluita e usata col  pennello quasi fosse un acquerello; qui ho inserito un “Battesimo di Gesù” e “Gesù che prega nell’orto dei Getsemani”, da notare che vista la scarsità dei mezzi il secondo è stato fatto su un foglio già adoperato per una esercitazione di nudo fatto a “sanguigna”.

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Qui con la stessa tecnica “Le tre Marie sotto la croce” e una “Pietà”

Poi appunto come diceva la recensione sopra per non avvilirsi quotidianamente si esercitava così da affinare la mano…….

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E pure qualche disegno acquerellato.

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Continua…..

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